Education Talks: L’alfabetizzazione mediatica dovrebbe essere definita dalle sue storture?

La pandemia ha scatenato un’ondata di disinformazione e fake news in Europe e nel mondo. Questa crisi ha amplificato l’interesse delle persone per l’alfabetizzazione mediatica, ma stiamo esaminando l’argomento attraverso la lente giusta? Divina Frau-Meigs, docente di media e sociologia dell’informazione all’Université Sorbonne Nouvelle, Francia, afferma che l’alfabetizzazione mediatica è molto di più che le sue storture e fa alcune considerazioni su ciò che le scuole e i politici possono fare per promuoverla.

Buongiorno, mi chiamo Divina Frau-Meigs. Sono una docente alla Sorbonne Nouvelle e sono specialista di alfabetizzazione mediatica e dell’informazione, un campo che studio da circa 40 anni.

Qual è oggi la principale preoccupazione nel settore dell’alfabetizzazione mediatica?

Oggi, il settore dell’alfabetizzazione mediatica è fiorente, in parte a causa del fatto che si sono verificate diverse crisi della democrazia. Questo ha fatto sì che essa sia stata promossa soprattutto in ragione delle storture dell’informazione, come l’hate speech, le fake news, le molestie informatiche, ecc. Quindi, uno dei miei timori è che la nostra visione olistica dell’alfabetizzazione mediatica – che tiene conto anche delle opportunità e della creatività tipica di queste pedagogie basate sull’apprendere facendo – possa andare persa. L’altra mia preoccupazione riguarda la direttiva Directive of Audiovisual Media Services, che abbiamo almeno in Europa, che è vincolante per gli Stati Membri, ma include anche il ruolo delle piattaforme: le piattaforme devono fare alfabetizzazione mediatica e promuoverla, però io temo che queste piattaforme che sono state parte del problema delle storture dell’informazione non siano gli attori migliori né i più innocenti da coinvolgere nell’alfabetizzazione mediatica e dell’informazione.

In che modo la pandemia ha cambiato il panorama dell’alfabetizzazione mediatica?

Il panorama dell’alfabetizzazione mediatica è cambiato molto a causa del COVID. Per questo, ad esempio, l’Unione europea ha creato EDMO, un osservatorio per i media digitali che si occupa per lo più di disinformazione e fact-checking; ha creato un nuovo gruppo di esperti alla DG EAC, di cui faccio parte anche io, che ha lo scopo di contrastare la disinformazione e promuovere l’alfabetizzazione digitale. Ci sono quindi molte opportunità di mostrare l’alfabetizzazione mediatica e dell’informazione come una delle soluzioni.

In che modo le scuole possono affrontare problemi come la radicalizzazione e le teorie della cospirazione?

Creare consapevolezza a livello scolastico – il team dei leader della scuola – è essenziale. E questo perché, una volta fatto, possono preparare le loro strategie e sconfessare le bufale in anticipo, essere pronti. Possono, per esempio, nominare dei giovani ambasciatori che segnalino quando c’è un problema tra gli studenti, e cose del genere. Si possono poi formare alcuni insegnanti a fare altrettanto con i colleghi. Possono ricorrere all’aiuto di esperti esterni: giornalisti, animatori e mediatori delle forze dell’ordine o di altri settori di attività. Quantomeno in Francia, questo viene solitamente definito “benessere e clima scolastico positivo”, perché ovviamente ciò che avviene online ha conseguenze offline e viceversa.

Qual è la sua speranza per il futuro delle politiche e delle pratiche di alfabetizzazione mediatica in Europa?

Io sono molto speranzosa per il futuro dell’alfabetizzazione mediatica e dell’informazione: ci sono diversi esponenti di alto livello che si sono attivati e adesso dobbiamo accertarci che venga implementata. Io combatterò per due cose: la prima è quella che chiamo MILComp, vale a dire ottenere un quadro delle competenze per l’alfabetizzazione mediatica e dell’informazione che possa essere unito al DigComp, l’attuale quadro delle competenze digitali, e ci stiamo lavorando. L’altro sforzo è quello di accertarci che l’alfabetizzazione mediatica diventi parte del curricolo di base dal K1 al K12, perché non può essere utilizzata di tanto in tanto come variabile di aggiustamento a tempo perso. È trasversale e dovrebbe restare tale, ma meritiamo che diventi una materia fondamentale.