Education Talks: “Imparare nel mezzo” e altri metodi per collaborare

Hai mai provato a condividere pratiche didattiche con un altro insegnante o un’altra scuola? Se sì, saprai che non è affatto semplice! La collaborazione può essere forte o debole, rischiosa o meno, comprendere strutture o protocolli o l’“apprendimento dal mezzo”. Scopri di cosa si tratta con questa intervista a Andy Hargreaves: conferenziere, autore, consulente, ricercatore ed esperto di fama internazionale su questo tema.

Perché dovremmo prendere in considerazione l’“apprendimento dal centro”?

Quanto più sono complessi i nostri problemi o le nostre sfide e i nostri obiettivi nell’educazione – quanto più essi riguarderanno competenze globali, innovazione, creatività, benessere o senso di appartenenza – tanto più difficile sarà implementarli dall’alto e tanto maggiore sarà l’impegno richiesto alle persone per sviluppare le proprie competenze e la propria comprensione di come le pratiche che stanno mettendo in atto siano adatte agli studenti nel corso del tempo. Il ruolo degli esponenti politici, quindi, è aiutare le persone che stanno nel mezzo a lavorare assieme. Le scuole possono farlo in un quartiere, in un paese, nel mondo intero: abbiamo lavorato in rete con scuole come queste. Le reti, però, hanno bisogno di una struttura; hanno bisogno di supporto, di aspettative e di una direzione; e poi hanno bisogno della leadership che consenta alle persone che vi appartengono di darle la forma adatta al loro insegnamento, ai loro studenti e alle loro circostanze. Le persone che stanno nel mezzo sono collegate a quelle che stanno in cima, ma sono anche vicine alla pratica concreta. Il loro lavoro non è solo quello di fare da ponte fra alto e basso, ma di guidare davvero il cambiamento, perché capiscono cos’è meglio per i loro studenti e quali sono le necessità delle comunità in cui si trovano.

Perché la collaborazione è importante?

Oggi le persone dicono sempre più spesso che una delle soluzioni importanti su come creare il miglioramento scolastico è la collaborazione. Di media, la collaborazione è legata al migliorare l’apprendimento e i risultati degli studenti. Di media, la collaborazione incrementa la motivazione e la permanenza degli insegnanti. E, di media, aiuta a implementare il cambiamento in maniera più efficiente. Tuttavia, ci sono modi di collaborare che risultano più efficienti di altri: alcuni sono deboli, altri sono forti. Quindi, abbiamo bisogno di pensare a metodi per procedere verso quelli che nel tempo hanno il maggior impatto, basandoci sugli esempi che vediamo – scegli sempre più di quello che stai guardando – e sui dati che abbiamo a disposizione.

In che modo si può condividere la pratica nei sistemi educativi?

Affermare che gli insegnanti dovrebbero condividere le loro pratiche didattiche risulta piuttosto lineare. Chi potrebbe dirsi contrario? Cosa potrebbe andare storto? Però, ci sono diversi modi per condividere le pratiche didattiche e alcuni sono più insidiosi di altri. È importante iniziare con qualcosa di poco rischioso, anziché con qualcosa di più insidioso, finché non si sono costruite la fiducia necessaria, le relazioni e, in una certa misura, la solidarietà o il reciproco supporto. A questo punto, quindi, è normalmente più saggio iniziare scambiando materiali, pianificando sulla base del curriculum o parlare delle proprie idee prima di iniziare, e questo allo scopo di osservare la pratica dei colleghi, commentarla o persino insegnare insieme nella stessa classe. Quindi, iniziate con un’attività a basso rischio e poi, quando avrete costruito la fiducia, passate col tempo ad attività più rischiose. A quel punto, quando avrete instaurato anche buone relazioni, avrete bisogno di protocolli e strutture in grado di separare le eventuali critiche fatte alla vostra pratica didattica da chi le sta facendo.

In che modo i protocolli possono migliorare la collaborazione?

Per esempio, se avete pianificato una lezione collettiva come gruppo di insegnanti e tutti insegnate quella lezione, e tutti l’avete sperimentata, quando qualcuno vi dà un feedback su quella lezione, non sta valutando il vostro insegnamento, ma la lezione che avete creato insieme. Ecco perché abbiamo bisogno di protocolli: per avere conversazioni rispettose, seppur dirette e franche, e per distinguere la critica da chi la sta facendo.