In che modo la pandemia ha creato nuove opportunità nelle scuole italiane

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In Europa la pandemia ha ispirato molte riflessioni sull’apprendimento a distanza e l’uso di strumenti digitali. La ricercatrice dell’INDIRE Giuseppina Cannella passa in rassegna il nuovo panorama digitale in Italia e il nuovo ruolo della comunità locale e degli spazi culturali.

L’istruzione scolastica in Italia dopo la pandemia

Nel testo Four OECD Scenarios for the Future of Schooling (2020), l’OECD fa riferimento alla potenziale legittimazione dell’ambiente di apprendimento digitale e alla possibilità di pianificare attività all’interno di ecosistemi di apprendimento più ampi. Un tale futuro non appare affatto improbabile. Già negli ultimi anni abbiamo assistito al proliferare della formazione a distanza e dell’uso di strumenti digitali all’interno delle scuole primarie e secondarie (e molti studi ne indicano i potenziali benefici).

In Italia la pandemia ha rappresentato un’arma a doppio taglio. Da una parte ha generato disuguaglianze tra gli studenti e un aumento del livello di esclusione sociale, amplificando il divario tra scuole urbane e scuole rurali in termini di connettività, strumenti tecnologici e formazione degli insegnanti. Dall’altra ha permesso a molte scuole di sperimentare nuove forme organizzative e didattiche integrando spazi digitali al chiuso e all’aperto.

Tra queste nuove forme figurano l’integrazione del contesto locale all’interno dei programmi scolastici e l’uso di spazi (culturali) d’apprendimento esterni all’edificio scolastico.

Integrare il contesto locale all’interno dei programmi scolastici

La pandemia ha spinto molte scuole a connettersi maggiormente con il contesto e il territorio locale. Alcune scuole in contesti o centri urbani geograficamente isolati hanno creato centri per la comunità basati su politiche di formazione con una visione comune condivisa. Tali centri permettono di definire attentamente gli obiettivi dei propri percorsi formativi, come sottolineato da Cheminais nel 2009.

Il Ministero italiano dell’educazione ha inoltre pubblicato il Piano scuola 2020-2021, il quale si prefigge l’obiettivo di colmare le diseguaglianze promuovendo partenariati tra le scuole, le famiglie e la società. In particolare, il documento presenta lo strumento amministrativo e culturale dei Patti educativi di comunità, che si prefiggono l’obiettivo di cambiare il modo in cui viene organizzato l’insegnamento, migliorare l’uso degli spazi per l’apprendimento e orientare i programmi scolastici verso una maggiore apertura e inclusività. La riforma si rivolge a tutte le scuole italiane.

L’uso di spazi d’apprendimento all’esterno dell’edificio scolastico

Le due seguenti buone pratiche mostrano come una tale crisi possa trasformarsi in un’opportunità.

  1. Al fine di evitare di avere classi affollate e promuovere attività all’aperto durante le fasi di lockdown, undici scuole secondarie di Reggio Emilia hanno identificato spazi culturali all’esterno degli edifici scolastici capaci di ospitarle. Musei, centri culturali e parchi giochi sono stati dotati di mobili per la scuola in modo che studenti e insegnanti potessero lavorare in modo inclusivo.
  2. A Bobbio una piccola scuola rurale primaria ha incrementato l’uso degli spazi all’aria aperta come ad esempio i boschi, i fiumi e i parchi giochi. Per raggiungere questo obiettivo la scuola si è avvalsa dell’aiuto di esperti appartenenti alle associazioni locali per progettare esperienze di apprendimento in collaborazione con gli insegnanti. L’estensione della didattica a spazi culturali ha anche portato la scuola ad adottare un approccio formativo di tipo esperienziale. Ciò ristabilisce il senso della scuola come ‘laboratorio di vita’ e definisce lo spazio dell’apprendimento come una delle ‘condizioni favorevoli’ per l’acquisizione di competenze e conoscenze, secondo quanto detto da Laneve nel 2005.

Questi due casi mostrano come una scuola posso sovvertire il modello di educazione dominante collaborando maggiormente con la comunità locale e con ciò fornire un esempio utile per altre scuole di piccole dimensioni e/o rurali.


Giuseppina Cannella lavora come ricercatrice presso INDIRE da più di dieci anni. In questo tempo ha condotto ricerche sul processo di innovazione all’interno delle scuole secondarie inferiori in termini di e-maturity e ha studiato come l’informatica possa aiutare le scuole di piccole dimensioni a superare l’isolamento culturale e geografico. Fin dal 2013 ha partecipato a progetti di ricerca sull’impatto dello spazio scolastico sulla progettazione delle attività formative in scuole di dimensioni standard e piccole dimensioni.