Inclusione: le lezioni imparate da un’insegnante

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In quanto presidentessa del consiglio di amministrazione della federazione internazionale Terre des Hommes, potrei spiegare quali diritti dobbiamo difendere e promuovere per includere i bambini a scuola. Potrei anche spiegare in che modo gli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile non intendono lasciare indietro nessuno entro il 2030. Però ho deciso di condividere con voi la miglior esperienza che ho fatto quando, 20 anni fa, ero insegnante.

Era il primo giorno dell’anno scolastico e, quando entrai nell’aula silenziosa, mi trovai davanti a diciotto ragazze tra i 14 e i 16 anni. Di fronte ai miei occhi c’era un promemoria vivente di cosa significasse l’esclusione nel nostro sistema scolastico: ragazze con leggere disabilità intellettive, ragazze gravemente sfigurate, ragazze con uno scarso livello intellettivo. I loro problemi erano dei più vari, così come molto differenti erano i loro livelli di abilità nella lettura e nella scrittura. Tuttavia avevano una cosa in comune: venivano tutte da famiglie vulnerabili.

Quella sera, quando tornai a casa, piansi. La mia formazione non prevedeva l’insegnamento a ragazze come quelle. Ero una docente di inglese e francese in un istituto professionale ed ero abituata a studenti difficili, ma quelle ragazze non erano difficili: erano ubbidienti, educate e ascoltavano l’insegnante con rispetto. Dovevo fare qualcosa!

E non stetti con le mani in mano! Lessi loro racconti e poesie, che amarono – non perché dovevano, ma perché “nessuno ci legge mai niente”. Scrissero poesie e, sebbene non cogliessero le rime né padroneggiassero i versi, produssero componimenti sentiti. Ne ricordo una su un amore non corrisposto dove, alla fine, la ragazza aveva compassione per il ragazzo incapace di capire quanto amore lei avesse da dare.

Queste ragazze subivano bullismo e abusi, e io ero lì per rispondere alle loro pressanti domande sull’amore e sulla vita. Ogni mattina impiegavano dieci minuti a sistemarsi prima di cominciare la lezione, ma quello era semplicemente il tempo necessario ad adattarsi alla giornata scolastica.

Quelle ragazze sono le uniche studentesse che non ho mai dimenticato. Mi hanno dato tanto: ho imparato la compassione, l’empatia e la tolleranza. Il giorno in cui inciampai nel mio impermeabile e caddi lunga distesa dietro la cattedra anziché ridere – come io stessa avrei fatto – restarono col fiato sospeso e, quando mi alzai, mi chiesero, “Si è fatta male, signora?”

Dovevo far loro visita nella casa di riposo in cui facevano il tirocinio. Odiavo quelle visite, ma quando arrivavo, le ragazze mi salutavano sempre con un sorriso, esprimendo anche la loro gioia per essere lì. Questo mi fece riflettere.

Non erano in grado di capire i significati secondari, perché non avevano senso dell’umorismo, quindi prendevano tutto per buono. Erano vittime di una vita che non capivano del tutto, e io cercavo di aiutarle a decifrarla. Una volta parlai loro di un “buono a nulla”. Si mostrarono oltraggiate. Per loro, nessuno poteva essere “buono a nulla”. Un’altra lezione che non dimenticherò mai!

Non mi sono mai sentita più utile in tutti i miei anni di insegnamento. Spero di averle aiutate a sentirsi più incluse in un mondo molto ingiusto verso le persone più vulnerabili. Alla fine dell’anno, chiesi di avere di nuovo la stessa classe.

Dopo 35 anni di insegnamento di inglese e francese in una scuola professionale, Lysiane André è andata in pensione e, dopo qualche anno di volontariato nella sezione locale di Terre des Hommes, è entrata a far parte del suo consiglio di amministrazione. È stata poi presidentessa di Terre des Hommes France dal 2005 al 2008, e di nuovo nel 2016; è stata eletta anche presidentessa del consiglio di amministrazione della Federazione internazionale di Terre des Hommes nel 2015. Occupa tuttora entrambe le posizioni. È stata inoltre decorata con la Legion d’Onore nel 2017. Sposata, ha due figlie e quattro nipoti.

Terre des Hommes è un’organizzazione non governativa che si occupa di diritti dei bambini. È stata creata nel 1966 e ad oggi dieci organizzazioni internazionali fanno parte della federazione, che sviluppa programmi umanitari, di sviluppo e patrocinio in 69 paesi.

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