Accesso all'istruzione per i bambini sfollati dall'Ucraina: cosa stanno facendo i paesi dell'UE?

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I bambini sfollati hanno il diritto di accedere all'istruzione e i paesi ospitanti hanno l'obbligo di garantire loro questo diritto. Ma come funziona nella pratica?

Includere i bambini sfollati nei sistemi di istruzione dei paesi ospitanti richiede che siano messe in atto una serie di azioni, come indicato nell'ultimo manuale pratico della Commissione europea per l'anno scolastico 2022/23.

Ad esempio, i paesi potrebbero dover rimuovere i diversi ostacoli amministrativi, legali, pratici e finanziari esistenti, oppure sviluppare le infrastrutture per aumentare la loro capacità di offertà.

Anche informare i genitori riguardo le iscrizioni alla scuola è molto importante, come dimostrato da una recente discussione sull'iscrizione dei bambini provenienti dall'Ucraina. Ad esempio, il Lussemburgo ha istituito delle linee di assistenza telefonica in ucraino, inglese, francese, tedesco e russo, e un servizio di supporto per individuare le scuole adatte assieme ai bambini e le loro famiglie.

Eseguire una valutazione multidimensionale delle competenze dei bambini sfollati appena arrivati può aiutare a trovare la sistemazione più giusta per loro. Oltre a tenere conto dell'età e del tasso di successo scolastico pregresso, questa valutazione dovrebbe considerare la motivazione, i punti di forza in senso ampio e il contesto di provenienza. Ad esempio, in Svezia, tutti i nuovi arrivati vengono valutati nella loro lingua madre sulle loro conoscenze scolastiche e competenze linguistiche (pagina in svedese). Una nuova relazione Eurydice sul supporto ai discenti rifugiati provenienti dall'Ucraina ha mappato le politiche e gli strumenti adottati dei paesi dell'UE per determinare i loro bisogni educativi e personali.

Questo tipo di valutazione potrebbe inoltre aiutare a capire se un discente possa trarre beneficio da lezioni introduttive temporanee o da un supporto aggiuntivo all'apprendimento. La relazione di Eurydice e la mappatura svolta dall'UNESCO mostrano che fino ad ora alcuni paesi hanno istituito dei sistemi di integrazione diretta nei sistemi di istruzione locali, mentre altri hanno creato delle classi di transizione temporanee. Inoltre, alcuni paesi propongono l'opzione della didattica a distanza in cooperazione con il ministero ucraino dell'Istruzione, oppure offrono dei percorsi educativi pubblici insegnati in una lingua minoritaria. Le attività che permettono ai bambini sfollati di rimanere in contatto con la loro lingua e cultura di appartenenza possono aiutare a prepararli per tutti i possibili sviluppi futuri.

Infine, i paesi possono affidarsi ai programmi già esistenti per l'inclusione degli studenti stranieri, che sono stati mappati da Eurydice per quanto riguarda l'istruzione scolastica e l'istruzione superiore e dall'OCSE.

Ciò che appare chiaro è che a prescindere dal tempo di permanenza stimato dei bambini sfollati nei paesi ospitanti è importante limitare al minimo il tempo che trascorrono fuori da scuola.